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marzo: Monte Zucco (da San Pellegrino)
La salita allo Zucco da San Pellegrino, è un'interessante
escursione a pochi chilometri da casa, nella rinomata cittadina
termale conosciuta anche per le sue famosissime acque minerali.
San Pellegrino è attraversata dal fiume Brembo e solcata
da parecchie valli e sentieri che portano alle innumerevoli frazioni
e cime che la circondano.
Partiamo da Mozzo alle 7,30 e dopo mezz'oretta siamo pronti ad
iniziare il nostro percorso verso lo "Zucco", posto
a sud nel gruppo del Sornadello.
Prendiamo subito una carrareccia, molto ben tenuta che passa dalla
Baita Alpina "Foppette" con tanto di bandiera, sentinella
e aquila, simboli che ricordano l'importanza degli Alpini e diventa
poco dopo un bel sentiero che si inoltra nella Valle Merlanga
guadando un paio di volte o tre il torrentello canterino che ci
regala dei bellissimi scorci con scivoli d'acqua.
Superiamo il bivio del sentiero panoramico difficile (EE) più
noto come "Vertical" molto impegnativo, ma molto adrenalinico
che sbuca proprio sotto la Croce di vetta.
Scopriamo però che anche il nostro percorso non scherza
affatto; comincia ad inerpicarsi sul lato della montagna con una
serie di curve a volte molto strette e traversi alquanto esposti
e quando riesci a vedere la luce, là in alto al Passo-forcella
e ti sembra di uscire dal bosco, c'è ancora una vallecola
da superare, ma ormai ci siamo.
All'incrocio c'è un notevole movimento di escursionisti
provenienti dal più facile itinerario di Sant'Antonio Abbandonato
e adesso bastano solo 15 minuti per affrontare l'ultimo tratto
che porta alla vetta a picco sulla Valle Brembana, appunto lo
"Zucco" e vedere la grande Croce che resta nascosta
fino all'ultimo momento.
Il panorama è semplicemente grandioso, dalle cime vicine
come lo Spino, il Rabbioso, il Molinasco, il Sornadello a quelle
più maestose in lontananza, parzialmente coperte da neve
come l'Arera, il Menna, ecc., ecc., ma è certamente impressionante
la vista del Brembo che scorre nel bel mezzo di San Giovanni,
San Pellegrino e altri paesi.
È davvero notevole la Croce di ferro con una altezza di
20 metri realizzata nel 1965 dal Gruppo Escursionistico San Pellegrino,
utilizzando pezzi di traliccio elettrico donati dalle Acciaierie
Falck, lo stesso gruppo che ha poi realizzato nel 1981 in località
Foppi a metri 1150 (poco sotto lo Zucco in ottima posizione) il
loro rifugio "G.E.S.P.
Ci sistemiamo qua e là tra un sasso e una pietra per la
sosta pranzo anche se mezzogiorno è ancora lontano e ci
godiamo oltre al panorama, il tepore che ci regala il sole quando
ogni tanto sbircia tra le nuvole (non era del tutto sbagliata
la previsione di Carmine che assicurava niente precipitazioni,
ma non era nemmeno del tutto sbagliato dubitarne visto come si
presentava la mattinata).
La discesa, lungo il percorso di salita, è da fare con
molta cautela e anche se il sentiero è in buone condizioni
non bisogna sottovalutarne l'esposizione e i pericoli in generale
che a volte, come in questo caso, possono nascondersi sotto l'abbondante
manto di foglie di carpino e faggio, pur se piacevole e armonioso
è sentire il "cric-crac" del calpestio; bastano
appena due o tre curve per renderci conto della ripidità
del sentiero tanto che i primi del gruppo sembrano addirittura
cento metri di dislivello più sotto.
Fuori dai punti più pericolosi ci soffermiamo ad ammirare
la bellezza della prorompente fioritura primaverile con primule,
anemoni all'infinito: che spettacolo!
Un bellissimo itinerario immerso nel fitto lussureggiante bosco
che può diventare intimo e perfino rilassante se affrontato
con giusto passo.
Ci fermiamo al "Töt post -Lazzaroni" per la solita
degustazione caffè, birre, stuzzichini e patatine, immancabile
momento di scambio emozioni e imprimere nella mente le immagini
e esperienze della gita appena conclusa, poi dritti fino a Mozzo
senza alcun intoppo.
Dislivello quasi 900 metri in tre ore per l'andata e 2 per il
ritorno.
Alla prossima!